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Giappone |
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Il
Giappone è una monarchia costituzionale ereditaria in cui, in base alla
Costituzione entrata in vigore nel 1947, l'imperatore è il simbolo
dell'unità nazionale con funzioni eminentemente rappresentative. La
successione avviene esclusivamente secondo la linea maschile della
famiglia imperiale; in caso di mancanza di un erede, l'imperatore può
essere scelto unicamente all'interno di quattro famiglie di principi di
rango pari alla casa imperiale. L'imperatore Akihito, salito al trono nel
1989, è ritenuto il 125° della sua discendenza. Il
potere esecutivo è affidato a un Gabinetto, presieduto da un primo
ministro formalmente designato dall'imperatore, ma espressione del partito
di maggioranza, che è responsabile con i ministri del proprio operato di
fronte alla Dieta. Il
potere legislativo compete alla Dieta, organo bicamerale che si compone
della Camera dei rappresentanti (Camera bassa), e della Camera dei
consiglieri (Camera alta). All'interno della Dieta il maggior potere
spetta alla Camera bassa, che può porre il veto sulle decisioni prese
dalla Camera alta e che detiene il controllo della legislazione in materia
fiscale e dei trattati. Il sistema elettorale oggi in vigore, in seguito
alle modifiche introdotte negli anni Novanta, è di tipo misto, con una
quota maggioritaria e una proporzionale: in entrambe le camere circa i 2/3
dei seggi vengono infatti assegnati direttamente attraverso elezioni
circoscrizionali (300 su 480 nella Camera bassa), mentre il restante viene
attribuito ai diversi partiti politici in base al risultato delle elezioni
nazionali. Il diritto di voto spetta a tutti i cittadini giapponesi che
abbiano compiuto i venti anni. Il
sistema giudiziario giapponese è del tutto separato e indipendente dal
potere esecutivo: oltre che per ragioni di salute, i giudici possono
essere allontanati dal loro incarico solo in caso di imputazione. Il
tribunale di massimo grado è la Corte suprema, istituita dalla
Costituzione, che si compone di un presidente nominato dall'imperatore,
sentito il parere del Consiglio dei ministri e di 14 giudici nominati dal
Gabinetto; essa costituisce il tribunale di ultimo appello in tutti i
processi civili e penali ed esercita il potere di decisione in merito alla
costituzionalità delle leggi e degli atti emanati dall'Assemblea
legislativa e dall'esecutivo. La Costituzione prevede altri tipi di
tribunali: le alte corti, tribunali d'appello per i processi civili e
penali condotti in primo grado da tribunali inferiori; tribunali
circoscrizionali, che esercitano una giurisdizione sia d'appello sia di
primo grado; tribunali di famiglia e inferiori, con giurisdizione
esclusivamente di primo grado. Tutte
le forze di difesa dipendono dal governo centrale. Il corpo di polizia
nazionale, creato per volere delle autorità alleate di occupazione nel
1950, ha costituito il nucleo delle forze di difesa (tale è la
definizione che, in virtù della scelta pacifista proclamata nella
Costituzione, compete alle forze armate), che furono istituite quando il
Giappone riottenne la sovranità nazionale. Nei primi anni Novanta le
forze di difesa giapponesi comprendevano circa 237.700 unità, organizzate
nell'esercito (149.900 uomini), nella marina (43.100) e nell'aeronautica
militare (44.700). Il paese dispone anche di una guardia costiera. 6.1.
Partiti politici In termini di rappresentanza parlamentare, i due
principali partiti politici in Giappone all'inizio del 1990 erano il
Partito liberal-democratico o Jiminto (PLD), e il Partito socialista
giapponese, dal 1991 diventato Partito socialista democratico. Nelle
elezioni del giugno 1993 il PLD, al governo ininterrottamente dal
dopoguerra in poi, ha tuttavia perso la maggioranza parlamentare aprendo
la strada a un governo presieduto da Hosokawa Morihiro, capo del Nuovo
partito del Giappone (NJP), e sostenuto da una maggioranza che comprendeva,
oltre al Partito del rinnovamento giapponese (guidato da Ozawa Ichiro) e
ad altri partiti, anche i socialisti. Nel 1994 la guida del governo (di
minoranza) è passata a un esponente socialista, Murayama Tomiichi,
appoggiato dal PLD. Alle elezioni locali del 1995 gli elettori hanno
tuttavia sconfessato i partiti tradizionali privilegiando, soprattutto
nelle grandi città come Tokyo e Osaka, candidati indipendenti. Le ultime
elezioni generali, a testimonianza del forte malcontento popolare, hanno
visto una forte affermazione del Partito comunista attestato su posizioni
ortodosse secondo i canoni del comunismo sovietico degli anni Cinquanta;
il PLD è rimasto comunque il primo partito ed è attualmente alla guida
del paese. 6.2. Sistema sanitario e previdenza sociale Alla fine degli anni Ottanta il 18% circa del bilancio annuo nazionale del Giappone veniva destinato a fini di previdenza sociale per garantire il sistema sanitario, in vigore fin dal 1927, prestato a favore dei lavoratori autonomi e dipendenti del settore sia pubblico sia privato, e dei loro familiari. Dal secondo dopoguerra in poi sono molto cresciuti anche i servizi di previdenza e assistenza sociale, e oggi l'intera popolazione è coperta da diversi sistemi previdenziali. La maggior parte dei lavoratori va in pensione a 55 anni e riceve un'indennità pensionistica pari a circa il 40% dell'ultimo stipendio. Le condizioni sanitarie, con circa 211.800 medici, 365.300 infermieri, 74.000 dentisti, 24.100 ostetriche e 1.685.600 posti-letto ospedalieri, sono generalmente buone, tanto che nei primi anni Novanta l'aspettativa di vita alla nascita era di 77 anni per gli uomini e di 83 anni per le donne, mentre il tasso di mortalità infantile era del 4,7‰. |